L’esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla protezione contro la violenza e la discriminazione basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere presenta il proprio rapporto al Consiglio dei diritti umani
Durante la sessantaduesima sessione del Consiglio dei Diritti Umani, tenutasi tra il 15 giugno e il 10 luglio 2026, l'Esperto Indipendente sulla protezione contro la violenza e la discriminazione basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, Graeme Reid, ha presentato il rapporto “Violenza e discriminazione vissute da donne lesbiche, bisessuali e queer” (Rapporto A/HRC/62/46), che esamina le forme distinte e interconnesse di violenza e discriminazione affrontate dalle donne lesbiche, bisessuali e queer (LBQ) in diversi contesti a livello globale.
Sulla base di oltre 200 contributi di prove e documentazione, Reid rileva che le donne LBQ continuano a subire violenza radicata nel controllo della sessualità e nella persistente negazione dell'autonomia delle donne, nonostante i progressi compiuti nell'accesso ai diritti sia per le donne che per le persone LGBTQ+. Il rapporto analizza la violenza a diversi livelli: violenza perpetrata da membri della famiglia, violenza in ambito pubblico, violenza in contesti medici, violenza sul luogo di lavoro e violenza da parte delle forze di sicurezza.
Sebbene il diritto internazionale dei diritti umani garantisca protezioni per tutte le donne, incluse quelle che si identificano come LBQ, in materia di uguaglianza e non discriminazione, autonomia corporea, salute, vita familiare, proprietà, eredità, lavoro, libertà dalla violenza e accesso alla giustizia, questi diritti vengono frequentemente negati e le donne LBQ continuano a essere ampiamente soggette a violenza. I contributi mostrano che l'accesso delle donne ai diritti e alle risorse è spesso mediato dalle relazioni con gli uomini; di conseguenza, le donne LBQ affrontano una capacità limitata di accedere in modo indipendente a proprietà, assistenza sanitaria, alloggio, formazione familiare, protezione legale e finanziamenti organizzativi. In molti contesti, il matrimonio continua a definire lo status di adulta della donna, lasciando le donne single, non sposate o queer nella condizione di dover svolgere lavoro di cura non retribuito anziché partecipare in modo indipendente alla vita pubblica. La discriminazione nell'occupazione, aggravata dalle lacune nella protezione legale, limita la loro indipendenza economica e la loro presenza pubblica, un problema ulteriormente aggravato da narrazioni mediatiche stigmatizzanti e dalla sottorappresentazione politica delle donne.
Il rapporto individua inoltre una significativa mancanza di dati riguardanti le donne LBQ, che genera corrispondenti lacune nelle politiche, nella programmazione e nella legislazione. Questo divario è ulteriormente rafforzato da distorsioni metodologiche che descrivono le esperienze delle donne LBQ come troppo complesse, private o insufficientemente documentabili, riflettendo uno schema più ampio in cui la ricerca sulle donne viene svalutata e l'esclusione basata sul genere viene considerata una metodologia neutrale.
L'esperto rivolge numerose raccomandazioni agli Stati riguardanti diverse aree chiave per la realizzazione dei diritti delle donne LBQ, tra le quali è possibile riscontrare la necessità di:
- rimuovere gli ostacoli legati allo stato civile nell'accesso a sanità, alloggio e proprietà; eliminare il matrimonio forzato; garantire uguali diritti di proprietà ed eredità; abolire i sistemi di tutela maschile; assicurare pari accesso ai trattamenti per la fertilità e riconoscere la piena autorità genitoriale alle famiglie LBQ.
- Sul fronte della violenza, gli Stati dovrebbero indagare e perseguire i crimini contro le donne LBQ, migliorare la raccolta di dati, rendere le protezioni contro la violenza domestica inclusive per le donne LBQ, formare i funzionari e vietare la divulgazione non consensuale dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere.
- In materia di famiglia, gli Stati dovrebbero abolire i divieti di adozione per donne single, non sposate o LBQ, riconoscere le strutture familiari diverse e riformare le leggi discriminatorie sulla fertilità.
- Sul piano giuridico e civile, gli Stati dovrebbero proteggere le attiviste LBQ, garantirne la partecipazione alle politiche pubbliche, abrogare le leggi che criminalizzano le relazioni omosessuali e quelle sulla "moralità", depenalizzare il lavoro sessuale e indagare sugli abusi delle forze dell'ordine.
- Infine, gli Stati dovrebbero riconoscere la piena capacità giuridica delle donne a 18 anni, approvare leggi antidiscriminatorie complete, vietare le pratiche mediche coercitive, garantire cure riservate e non discriminatorie, e depenalizzare l'aborto.
Le donne LBQ, i difensori dei diritti umani e le loro comunità hanno proposto una combinazione di misure: interventi di lungo termine volti a trasformare le gerarchie di genere, insieme a passi pratici e immediati per migliorare le condizioni di vita quotidiane delle donne LBQ, passi che non dipendono da un ampio cambiamento degli atteggiamenti sociali verso l'orientamento sessuale. Queste proposte mirano a consentire progressi anche in contesti di discriminazione sancita dallo Stato, sottolineando al contempo la trasformazione delle gerarchie di genere come elemento fondativo per un'uguaglianza più ampia. La loro ricerca, le loro testimonianze e le loro analisi indicano che le donne LBQ considerano la propria libertà come una precondizione per l'eliminazione della discriminazione anti-LGBT, piuttosto che un risultato da attendere dopo di essa.